Giovanni Chiarelli, direttore commerciale e Marketing di Linear Assicurazioni, mi ha dato la sua opinione davanti ad un ottimo piatto di tortellini in brodo (in piena estate, in pieno centro di Bologna). Sollecitato sul tema “agenzia ideale: come la immagini”, il suo primo pensiero è andato alla dimensione: “Né grande né piccola, ma camaleontica: grande con i grandi e piccola con i piccoli. Non deve essere il cliente ad adattarsi all‘agenzia, ma l‘agenzia al cliente”. Come a dire che deve avere tutte le competenze che servono ma non imporre progetti e costi mastodontici indistintamente a tutti i clienti.
Sulla dimensione dell‘agenzia anche Marco Travaglia, direttore generale della Divisione Alimentare di Nestlé Italia, mi ha dato una sua opinione: “Lavoro da sempre con grandi agenzie, anche se di fatto la campagna che mi ha dato più soddisfazione negli ultimi 10 anni l‘ho fatta con un freelance a Londra per Purina One. Brief complicato e apparentemente poco inspiring. La campagna fatta a Londra è poi diventata quella internazionale, pianificata con investimenti straordinari anche negli USA. Alla fine sono le persone a fare la differenza, non la dimensione dell‘agenzia.”
Anche Ettore Lazzarini, direttore marketing internazionale di Prénatal, pensa che le persone facciano la differenza: “non c‘è oggi un‘agenzia che abbia tutte le competenze specifiche sulle diverse discipline: invece è essenziale la competenza specifica per fare bene certe cose”. Fabio Lazzari, uno dei fondatori di Art‘è -oggi FMR- è laconico e pragmatico sul tema: “l‘agenzia ideale non può essere troppo piccola perché se si ammala qualcuno il lavoro si blocca…”. Non la prendo come battuta, sono convinto che abbia ragione da vendere.
Infine, sullo stesso tema, Simone Pierdominici, amico di lunga data nonché Web Marketing Manager in Lottomatica. Gli ho chiesto espressamente: “meglio agenzia grande o piccola? Locale o internazionale?” E mi ha risposto così: “meglio l‘Agenzia che ha fame; qualcuno ha detto che la competitività è inversamente proporzionale ai piani in mattoni raggiunti dalle sedi d‘agenzia: più sono più si allontanano da terra e perdono di vista il mestiere. Credo sia vero, ma mi rendo conto di essere un sognatore, perché il vento spinge da tempo altrove verso rassicuranti “sinergie!”.